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Pensiero positivo e autostima?

29/09/2013

É credenza diffusa che il pensiero positivo e l’autostima siano precondizione del benessere e del successo, e che al contrario, la mancanza di questi possa costituire un serio problema. Esaminiamo che cosa significano per il senso comune questi due elementi, per poi verificare l’effettiva utilità di questo punto di vista da “uomo della strada”. Il primo, il “pensiero positivo”, rappresenta una visione del mondo ottimistica, che cerca di vedere il buono di ogni situazione; il secondo, l’autostima, si può vederla come il pensiero positivo rivolto a se stessi. Come si vede, due concetti sono molto vicini fra loro.

Occorre innanzi tutto osservare che i pensieri positivi e la buona opinione di sé, sono esperienze molto più piacevoli dei loro opposti, cioè dei pensieri di pessimismo e sentimento di sfiducia in sé e nel mondo; perciò è perfettamente naturale che le persone preferiscano i primi ai secondi.

Tuttavia la questione cambia di molto quando si comincia a credere che per raggiungere un qualunque risultato siano necessarie queste qualità positive e che, contemporaneamente, sarebbe meglio tenere distanti quelle negative. Questo atteggiamento selettivo rispetto all’esperienza interna spinge le persone a rifuggire le esperienze che potenzialmente potrebbero evocarne di negativa. Questo rifiuto delle esperienze interne poco piacevoli, anche conosciuto dagli psicologi ACT come “evitamento esperienziale”, è il meccanismo che sta alla base di molti problemi di natura psicologica, perché in grado di innescare circoli viziosi di evitamenti sempre più ampi e dannosi per la qualità della vita della persona.

Quindi, paradossalmente, è proprio l’eccessiva e sistematica enfasi sui contenuti positivi su di sé e sul mondo che porta le persone verso una condizione di maggiore sofferenza.

I contenuti negativi, cioè le emozioni come ansia, rabbia, paura, senso di inadeguatezza, sono esperienze che caratterizzano la vita di ognuno di noi: chiedete in giro, e non incontrerete mai nessuno che in qualche occasione non le abbia provate. Detto in altre parole, queste sono esperienze normali. E queste emozioni e questi pensieri sono esperienza anche di coloro ai quali guardiamo come modelli da imitare, come guide o maestri, in quanto esseri umani. Queste persone sono arrivate dove sono con anche quelle emozioni, con quei pensieri… potete starne certi.

In realtà quello del pensiero positivo e dell’autostima è un falso problema. Quello che cambia la vita delle persone sono le azioni che esse compiono. La qualità della vita di una persona è influenzata dalle azioni che compie, non dai pensieri che essa formula su di sé o sul mondo. 

L’impegno costante vi conduce ai risultati sperati, anche se nel frattempo stavate pensando che non ce l’avreste mai fatta; all’opposto, l’incrollabile fiducia nei propri mezzi che non sia seguita da gesti concreti non è che vuota vanità.

Per compiere queste azioni, la persona è chiamata  a valutare francamente le proprie capacità in rapporto alla prova che l’attende; in tal senso, un’alta “autostima” non è necessariamente cosa buona: moltissimi danni nella storia sono stati fatti da coloro che si credevano capaci in campi in cui non lo erano. Allo stesso modo, sono ingenti anche i danni generati dalla sottostima dei propri mezzi.

Quello che conta è rimanere aderenti alla realtà, anche se questa ci dispiace o ci spaventa, e dirigere le nostre azioni nella direzione da noi desiderata.

Se nel fare questo vi sentirete timorosi, ansiosi, insicuri del risultato che vi attende, non datevene pena: è normale. 

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