Attacco di panico: quando rivolgersi allo psicoterapeuta

Attacco di panico: una brutta esperienza

Solo chi ha ha sperimentato un attacco di panico sa quanto si può stare male. Il corpo non risponde più e non è più capaci di pensare lucidamente; arrivano sudore, nausea, tremore, capogiro; ma soprattutto si è invasi un’intensa sensazione di catastrofe imminente, una vera paura di morire o di impazzire.
Eventi del genere colgono sempre impreparata la persona e posso lasciare pesanti strascichi, se questa comincia a preoccuparsi eccessivamente di quanto le è accaduto.

Ma l’attacco di panico in sé e per sé non è una malattia, e se ne avete avuto uno non significa necessariamente che avete un problema. Un attacco di panico è paragonabile ad violento starnuto del sistema nevoso, è un momento di intensa e spiacevole attivazione fisiologica che si esaurisce spontaneamente, e che a livello fisico lascia tutto come prima fatta eccezione per una grande stanchezza.

 

Gli attacchi di panico hanno un'origine

Certamente avere un attacco di panico non deve lasciare indifferenti, ma al contrario dovrebbe portare ad interrogarsi sul tipo di vita che si sta conducendo. Gli attacchi di panico non sono proiettili vaganti che colpiscono a caso, perché possono organizzarsi solo in condizioni di grande stress e stanchezza. Lutti o grandi cambiamenti improvvisi, ritmi di vita altissimi uniti a poco riposo possono mettere la persona in condizioni di farsi cogliere da un evento panicoso. Un tale stile di vita, e non l’evento panicoso in sé, potrebbe essere la cosa di cui preoccuparsi ed essere già una ragione per rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta.

 

Quando il panico diventa patologico?

I veri problemi col panico nascono quando la persona che ne ha sperimentato uno riorganizza pesantemente la propria vita per paura di averne un altro. Può accadere che le persone smettano di guidare, di andare in determinati luoghi, o evitino qualunque attività in grado di rievocare alcune delle sensazioni fisiche avute durante l’attacco di panico (come senso di calore e tachicardia). In questo modo la persona si richiude in una gabbia che in teoria dovrebbe proteggerla ma che in realtà le causa un enorme danno, perché ne limita fortemente la libertà. Il “disturbo di panico”, quello da manuale, si verifica solo quando la persona scivola in questo circolo vizioso di evitamenti sempre più soffocanti. E a quel punto non c’è più nemmeno bisogno di avere altri attacchi di panico perché le cose continuino ad andare male. Ci sono persone che rimangono dentro la diagnosi di disturbo di panico per degli anni senza aver sperimentato più nessun attacco di panico dopo i primi. Quindi paradossalmente il problema non è l’evento panicoso in sé, ma il comportamento della persona a seguito di quell’evento.


Se vi siete accorti di essere siete scivolati nella paura dell’attacco di panico, allora potrebbe essere il momento di rivolgersi allo psicologo psicoterapeuta. Il suo lavoro è insegnarvi tutto quello che vi serve sapere sul vostro funzionamento per restituirvi la libertà che la paura del prossimo attacco di panico vi ha sottratto.