Cos'è l'ansia e a cosa serve

A cosa serve l'ansia

L’ansia di per sé non è una malattia o un problema. Quella che noi percepiamo come ansia non è altro che l’organismo che si prepara ad affrontare minacce e pericoli; non a caso questa reazione prende anche il nome di “risposta di attacco o fuga”. Provate a pensare quando siete stati sotto un esame di qualche tipo o avete dovuto affrontare una situazione inaspettata. Con la “giusta quantità” di ansia siamo più pronti, più veloci, più forti; il nostro pensiero e le nostre idee scorrono a grande velocità e ci scopriamo capaci di cose che non sapevamo di poter fare.

 

Il lato positivo dell'ansia

“Ma l’ansia è bruttissima da avere!” direbbe qualcuno. Vero. Tutte le spiacevoli sensazioni fisiche che proviamo quando siamo molto preoccupati o ci sentiamo sotto pressione (tremore, sudorazione, tachicardia, disturbi gastrointestinali, vampate di calore, solo per citarne alcune) sono la diretta conseguenza di questo processo fisiologico di adattamento. Ma è altrettanto vero che non appena ci mettiamo in azione (che sia correre a gambe levate o sedersi di fronte all’esaminatore) ci dimentichiamo di tutto, ci sentiamo meglio e pensiamo solo a fare quello che va fatto. Questo accade perché, per usare una metafora, l’ansia carica una molla che la nostra azione (in senso largo, non solo quella muscolare) utilizza e riporta a riposo.

 

Quando nasce un problema con l'ansia?


I problemi con l’ansia nascono quando la persona pensa solo a scappare o a evitare le situazioni difficili: senza azione la molla rimane carica e la persona e il suo organismo ne soffrono. Ma com’è potuto succedere, che un meccanismo originatosi per salvarci la vita è diventato causa di moltissimi problemi? Infatti l’ansia è all’origine di un ampio spettro di problemi psicologici molto comuni: attacchi di panico, agorafobia, ritiro sociale, fobie.


La causa è da ricercarsi nel pensiero, o per meglio dire nel linguaggio. Questa straordinaria capacità che contraddistingue l’essere umano dagli animali ci permette di immaginare le cose, prevederle e ripensarle. Grazie al pensiero (e al linguaggio col quale si esprime) non abbiamo più bisogno di scottarci per sapere che il fuoco brucia la mano, o di incontrare il leone per scoprire dove non andare a raccogliere frutta; basta che ci venga detto. In questo modo la nostra specie ha aumentato enormemente le sue capacità di sopravvivenza. Ma con l’apparizione del linguaggio nella nostra specie è successa un altra cosa, stavolta meno buona: abbiamo perso la capacità di affrontare i pericoli solo nel momento in cui si presentano.


Potendo pensare e immaginare, possiamo provare autentica paura per qualcosa che deve ancora succedere, che potrebbe succedere, o che è successa, ma che in ogni caso non sta accadendo ora. Anche se quello che ci spaventa lo stiamo solo pensando, la risposta del nostro organismo rimane la stessa; così proviamo paura autentica oppure forte ansia come se ci trovassimo di fronte al pericolo. La molla si carica, ci prepara ad agire. Ma il pericolo non è qui adesso; e quel che è peggio spesso le persone fanno di tutto per non trovarcisi di fronte. Tutto questo fa sì che lo stato d’ansia perduri in modo del tutto innaturale, affaticando la mente e il corpo della persona coinvolta. Da qui i problemi.

 

Che fare, quindi?

L’ansia in sé non è buona o cattiva: è una cosa da accettare, come ogni altro aspetto del funzionamento del nostro organismo. Ma l’ansia bisogna conoscerla: è un antico meccanismo il cui funzionamento viene influenzato in modo “anomalo” dal pensiero, che rispetto ad essa è molto più recente. Ci fa venire voglia di fuggire quando la medicina sarebbe proprio andare nella direzione opposta. Ricordatevi che la risposta all’ansia è sempre l’azione.

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